La tradizione, in parole semplici
Che cos'è davvero l'avanspettacolo
Il genere di teatro di varietà italiano da cui questo spettacolo prende il nome — da dove viene, chi ha lanciato, perché è scomparso e come un moderno dinner show lo riporta in vita invece di limitarsi a prenderne in prestito il nome.
Verifica la disponibilità ↗L'avanspettacolo in breve
| Periodo | Cosa stava accadendo |
|---|---|
| Anni '30 | Gli incentivi fiscali spingono i teatri verso la proiezione di film |
| Anni '30–'50 | Avanspettacolo riempie lo spazio prima del film |
| Anni di punta | Totò, De Filippo, Fabrizi, Banfi hanno calcato questi palcoscenici |
| Dopoguerra | Il cinema e, in seguito, la televisione occupano l'intera serata |
| Oggi | Il formato sopravvive come revival tematico di cena-spettacolo |
Il nome significa esattamente ciò che dice
Avanspettacolo si traduce all'incirca con "prima dello spettacolo" — lo spettacolo in questione è il film. È un genere specificamente italiano che andò dagli anni '30 agli anni '50, collocandosi tra la rivista, il varietà e il vaudeville: musica, balletto, sketch comici e brevi numeri di novità, il tutto racchiuso in un programma compatto che precedeva il film principale anziché costituire una serata a sé stante. Comprendere questa origine spiega perché uno spettacolo moderno con questo nome sia costruito come un vero mix di varietà piuttosto che, per esempio, come un singolo comico o una singola compagnia di danza. È una cornice utile anche per il visitatore moderno: il genere non cercava di essere teatro di prestigio, era intrattenimento popolare e accessibile per un pubblico pagante in una normale serata fuori — il che è più vicino a ciò che desidera oggi il pubblico di un dinner-show di quanto possa suggerire una descrizione di "teatro classico italiano".
È nato da una legge fiscale, non da un movimento artistico
La molla non fu creativa ma amministrativa: le agevolazioni fiscali dell'epoca fascista favorivano i teatri che si convertivano alla proiezione cinematografica rispetto a quelli che ospitavano solo spettacoli dal vivo. Per mantenere occupata una compagnia teatrale e un pubblico in sala, le strutture idearono un programma breve e leggero da rappresentare subito prima del film: l'avanspettacolo fu, in effetti, la soluzione escogitata dall'industria teatrale per far fronte al proprio sistema di incentivi, non un genere che qualcuno si fosse proposto di inventare per ragioni artistiche. All'epoca nulla di tutto ciò era pensato come un'eredità culturale duratura; fu una risposta pratica a un cambiamento della legge, il che rende in qualche modo accidentale il suo successivo status di genere davvero influente.
Ha lanciato alcuni dei più grandi nomi della comicità italiana
Nei suoi primi decenni, l'avanspettacolo fu un vero trampolino di lancio: Eduardo De Filippo, Totò, Aldo Fabrizi e, più tardi, Lino Banfi calcarono tutti questi palcoscenici prima che le loro carriere cinematografiche e televisive prendessero il sopravvento. Ettore Petrolini è generalmente indicato come una delle figure centrali del genere, a cavallo tra avanspettacolo, vaudeville e rivista nel corso della sua carriera — il che equivale a dire che il formato non era un numero secondario, ma il luogo in cui una fetta significativa della comicità italiana del Novecento ha effettivamente avuto inizio. Il fatto che alcuni dei più riconoscibili interpreti comici italiani siano passati proprio da questo tipo di palcoscenico è una delle ragioni per cui il genere conserva ancora peso come punto di riferimento, anche per un pubblico che non ha mai visto uno degli spettacoli originali.
Un cartellone tipico mescolava forme diverse invece di specializzarsi
A differenza di uno spettacolo monodisciplinare, un programma di avanspettacolo era deliberatamente vario: una scenetta comica, poi un numero di danza, poi un interludio musicale, poi magari un acrobata o un numero di novità, ciascuno della durata di pochi minuti prima di passare al successivo. La varietà stessa era il formato — nessun singolo numero reggeva l'intero cartellone e nessuna singola abilità era destinata a dominare la serata. Quella struttura è l'antenata diretta del mix di ballerini, cantanti, acrobati e contorsionisti di stasera. Spiega anche perché una rinascita moderna costruita su un unico numero specialistico — solo ballerini, o solo un comico — non sarebbe davvero avanspettacolo nel senso storico; il cartellone misto è la caratteristica distintiva, non una qualsiasi disciplina al suo interno.
Il cinema, e poi la televisione, finirono per inghiottire lo spazio che occupava
Con l'allungarsi dei programmi cinematografici e, in seguito, con la televisione che offriva intrattenimento di varietà gratuitamente a casa, la ragione economica di un numero dal vivo di apertura davanti a ogni proiezione svanì. L'avanspettacolo come appuntamento serale e onnipresente dei teatri italiani era in gran parte scomparso verso la fine del XX secolo, sopravvivendo soprattutto nella memoria, nelle rappresentazioni cinematografiche dell'epoca e in occasionali revival deliberati, piuttosto che come formato commerciale attivo in cui chiunque potesse ancora entrare una data sera. Quel declino non fu improvviso quanto piuttosto graduale, seguendo i decenni in cui andare al cinema significava guardare un programma autonomo anziché un'apertura seguita da un cinegiornale e poi da un film.
Questo spettacolo riporta in vita il formato come serata intera, non come apertura
Avanspettacolo Venezia prende il mix del genere — danza, canto, varietà comica, momenti circensi — e costruisce un'intera serata attorno ad esso, anziché un sipario di cinque minuti appiccicato a una proiezione cinematografica. La cena sostituisce di fatto il film che il cartellone originale precedeva; il formato di varietà in sé, non la presenza di un film dopo, è il filo conduttore che riporta ai palcoscenici degli anni '30 a cui il nome si riferisce. Significa anche che la tradizione qui evocata è autenticamente storica e non un espediente di marketing — il genere, i decenni e gli interpreti che ha lanciato sono tutti materia di documentazione teatrale italiana, non una storia inventata per un dinner show.